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Ciclismo Doping

28/02/2008

Ciclismo, l'antidoping chiede due anni di stop per Di Luca

Cinque mesi esatti dopo quello inerente la vicenda "Oil for drug" per i suoi rapporti con il controverso medico abruzzese Carlo Santuccione, su Danilo Di Luca si abbatte il secondo deferimento della Procura antidoping del Coni. E questa volta il vincitore dell'ultimo Giro d'Italia rischia un pesante strascico per la carriera, visto che la richiesta dell'ufficio del procuratore antidoping Ettore Torri è di due anni di squalifica. Il ciclista 32enne, aveva già pagato a caro prezzo le frequentazioni con Santuccione: i tre mesi di squalifica inflittigli a settembre (ma la procura antidoping di mesi ne aveva chiesti quattro), a ridosso dei mondiali di Stoccarda, gli impedirono di correre la corsa iridata. Non solo, ma poi dovette rinunciare anche al Giro di Lombardia e fu squalificato anche dalla classifica ProTour 2007, nella quale era in testa al momento della condanna. Di Luca ha finito di scontare la squalifica lo scorso 16 gennaio, ma il corridore abruzzese ha presentato un ricorso davanti al Tribunale arbitrale dello sport, che ha fissato l'udienza il prossimo 20 marzo. Prima di essere deferito, Di Luca sulla stessa vicenda era stato prosciolto penalmente dal pm di Pescara. Il deferimento di oggi apre un nuovo scenario, molto più inquietante per Di Luca. A incastrarlo sarebbero alcuni valori ormonali "anomali" in occasione della tappa dello Zoncolan all'ultimo Giro 2007 vinto. Il corridore abruzzese fu sottoposto a un prelievo a sorpresa insieme con altri tre colleghi (Riccò, Simoni e Piepoli). «Un deferimento concettualmente sbagliato: in casi del genere si arriva ad una archiviazione - protesta il legale Federico Cecconi - e invece si rischia di arrivare a dichiarare la totale innocenza di Di Luca solo al termine di un procedimento comunque lungo e che segna in modo grave la vita professionale di un atleta della sua caratura». Si è detto «molto dispiaciuto» per il deferimento il presidente della Federciclo Renato Di Rocco. «Ho sempre rispettato l'autonomia della giustizia sportiva - afferma Di Rocco - e ribadisco la mia fiducia negli organi preposti. Non voglio e non posso entrare nel merito della decisione presa in questo momento dalla Procura del Coni su atti a disposizione da mesi. Il ciclismo italiano ha ampiamente dimostrato di essere in primo piano nella lotta al doping, fenomeno complesso e diffuso. Spero, perciò, che l'impegno di equità e i criteri di trasparenza, anche nella tempistica, siano garantiti sempre e in tutte le direzioni». Fonte: Ilsole24ore



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